You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Una paziente, un giorno, mi dice: “Sa che finalmente stanotte ho potuto dormire senza sonnifero? Ho avuto un ricordo sconvolgente… la mia memoria si è mossa… ho visto la spalla di mio padre… la potevo sentire e toccare e mi sono addormentata appoggiandomi alla sua spalla… Ma stamattina, in bagno, ripensando a ciò che lei mi aveva formulato (”io sono il supporto dell'immagine di suo padre“) volevo ucciderla… e l'ho frustata a morte con l'asciugamani bagnato…”.
Il giorno dopo la paziente mi dice: “Stanotte non potevo affatto dormire, sono stata sveglia fino alle 5 del mattino… ricordando le sue parole su mio padre…
Ho tentato di evocare la memoria della sua spalla, spasmodicamente, ma non mi accoglieva più…
Non posso ricordare mio padre!. avevo due anni quando è morto… dopo quella terribile cattiveria che mi disse…
Stanotte, stamattina, alle due, alle tre, ero terrorizzata, un terrore senza parole…
Poi ad un tratto ho smesso di tentare di ricordare mio padre, ho cominciato a pensare a mia madre… essa e viva, anche se è sola, con lei posso avere degli scambi… in fondo mi vuole bene e me lo ha dimostrato tante volte… E… pensando a mia madre ho potuto addormentarmi. Stamattina svegliandomi, ero allegra… e calma”.
La p. era impegnata in quel periodo in un'attività instancabile di “prescissione”. Essa usava preferibilmente le lacrime per scindere continuamente Palermo dalla sua città, la mia lingua e la sua