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Quando nella splendida sala degli Orazi e Curiazi, al Campidoglio, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini abbracciò Cesare Musatti ed Emilio Servadio, dopo averli decorati della massima onorificenza della Repubblica Italiana, il Cavalierato di Gran Croce, un attimo di autentica commozione pervase le 700 persone presenti alla cerimonia. Gli psicoanalisti italiani, con familiari, amici ed estimatori della psicoanalisi, autorità e giornalisti, sentirono di essere partecipi di un evento rilevante nella storia della cultura italiana. Esso era la conclusione di 50 anni di lavoro, di sofferenze, di battaglie combattute che, anche nel travaglio interno di ciascuno di noi, ci faceva sentire unite, vecchie e nuove generazioni, nel celebrare i valori ai quali crediamo ed ai quali abbiamo dedicato la nostra vita.
Avevamo consegnato, Gaddini ed io, come presidente e segretario della S.P.I., al Capo dello Stato, una piccola “Gradiva” cesellata in una medaglia dell'incisore Marcello Rovini ed il libro “Le due Gradive”, nella quale era contenuta la storia della nostra società: una raccolta di documenti che da mesi aveva impegnato me e mia moglie e che ci aveva fatto rivivere le lontane origini della psicoanalisi in Italia.
Marco Levi Bianchini, uno psichiatra di Rovigo, trapiantato prima a Teramo e poi a Nocera Inferiore, nel 1925 fondava proprio