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Riassunti delle relazioni presentate nella giornata intro duttiva
L'“interdisciplinarità” si è già presentata in passato — forse soprattutto nell'ambito delle cosiddette “scienze umane” — come un ideale primario, ma più detto che realmente praticato, dalla ricerca scientifica. Essa, tuttavia, poteva e può essere intesa in almeno due sensi.
In un senso debole, descrittivo e applicativo, tale da indicare l'esigenza di mettere a disposizione degli operatori tecnico-sociali il maggior numero di informazioni possibile, rispetto alle tante variabili in gioco, intorno a oggetti materialmente delimitati.
In un senso forte, anche esplicativo, tale da investire la stessa ricerca scientifica, il suo oggetto epistemico, il suo statuto peculiare, la sua capacità di produrre conoscenze (e quindi informazioni) dai suoi punti di vista di volta in volta specifici.
Nel primo senso, è chiaro che l'interdisciplinarità conserva ancora una sua legittimità e utilità, se e in quanto consente interventi operativi, per quanto è possibile, motivati e controllati. Ma, nel secondo senso, essa è assai più dubbia, in quanto suppone una congruenza e una integrabilità delle tante ricerche scientifiche e dei loro metodi, che la più recente epistemologia, nonché forse la pratica scientifica di sempre, tende giustamente a mettere in crisi, in favore di una più stretta localizzazione e di una più specifica organizzazione dei singoli campi di ricerca. I quali possono sì incontrarsi, ma per costituire non tanto un rapporto interdisciplinare — tale da contribuire