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Riassunti delle relazioni presentate nella giornata intro duttiva:
La relazione su “Psicoanalisi e cinema” potrebbe intitolarsi, prendendo a prestito il titolo di un Maestro, “Mio fratello gemello il cinema”. Psicoanalisi e cinema nascono infatti negli stessi anni, sul finire del secolo scorso, ed è probabile che una lettura comparata delle due vicende storiche potrebbe rivelare molte affinità e intersecazioni curiose. È ovvio che nel contesto italiano di una “cultura senza psicoanalisi” (David), il che non significa cultura che sfugga a un'interpretazione culturale di tipo psicoanalitico, corrisponde un cinema senza psicoanalisi; come si accorda sull'arco degli anni '60, un cinema di scoperta dell'inconscio all'improvvisa e tardiva febbre di psicoanalisi che scuote la Penisola. Si potrebbe addirittura dire che i gemelli finiscono sottobraccio nel crogiuolo del '68, messi in crisi, processati insieme, accusati di non servire a niente se non orientati verso l'utopia della rivoluzione. Oggi psicoanalisi e cinema gestiscono il cosiddetto riflusso: dal '68 la psicoanalisi ha ereditato clienti, mentre il cinema stenta a produrre la nuova generazione. Ha vinto la nevrosi?
“Cinema e psicoanalisi” è un argomento superspecialistico al quale sono dedicati ormai migliaia di contributi. Impossibile darne conto anche a volo d'uccello. Il tema comunque si può considerare in due tagli: il primo è quello dei film di argomento psicoanalitico consapevole e abbraccia tutti quei titoli in cui la psicoanalisi è assunta consapevolmente come poetica o addirittura degradata al livello di sciarada narrativa (come avviene nei polizieschi). Il secondo taglio,