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Abbiamo voluto celebrare la vita della nostra società, che varcava la soglia del cinquantenario, a Roma, dal 29-5 all'1-6-82, intanto ricordando le sue origini. Presentificando, nei ricordi, la sua nascita, grazie a un pugno di pionieri, e il suo incerto battesimo relazionale, nell'Italia del lontano 1932. E poi conferendo, al nostro
V Congresso nazionale, un'impronta programmatica aperta anche alla comunicazione interdisciplinare; a un incontro col mondo della cultura italiana anch'esso in qualche modo celebrativo di una mediazione e di un confronto, vivi e tangibili nel nostro paese.
In questo contesto, il discorso di E. Servadio è stato la voce autentica, l'eco storica di un passato che è nostro fondante patrimonio, in quanto analisti italiani. Mentre quello di C. Musatti ha poi saputo cogliere il senso di una rivoluzione scientifica che, nell'avvicendarsi di generazioni e dei loro apporti, emerge in linea col divenire della scienza. L'intento implicito, che si ricavava dalle sue parole, era quello del farsi viva, del rappresentarsi dì un'identità scientifica che sta prendendo congruamente corpo nelle tendenze attuali della ricerca psicoanalitica. Un'identità viva nella problematicità del proprio procedimento scientifico, nella ricerca di un'impostazione metodologica, e nel proficuo confronto-scambio con altre scienze.
Anche E. Gaddini, in un certo senso, ha trattato il problema del metodo, nella sua analisi dei rapporti che intercorrono tra scienza e conoscenza. Tra il procedere specifico del pensiero scientifico, e il suo ruolo e implicazioni nello spaziare della conoscenza dell'uomo, che a questo preesiste.