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Quando mi venne offerta una copia del libro mi offrii subito per farne una recensione. Mi sembrò un compito facile: con uno degli Autori ero legato da pluridecennale amicizia, avevo collaborato in diversi lavori scientifici, ne conoscevo la cultura e le capacità scientifiche; con la seconda vi erano legami meno antichi ma dello stesso carattere; del terzo conoscevo la genealogia culturale. Potevo avere fiducia nell'accingermi alla lettura. Qualche incertezza poteva nascere dal titolo, che attribuisce alla maternità la caratteristica di una crisi. D'accordo che essa rappresenta un momento di primaria importanza nella vita di una donna, ma l'omologarla ad una crisi, a meno che non si attribuisca al termine un significato troppo ampio, mi sembra sottolineare solo un aspetto di una esperienza che molte donne, specie in alcune culture, ricordano come il periodo migliore della loro vita. Sul libro nel suo insieme non si può che esprimere un giudizio positivo: scritto bene, curato nelle citazioni e nella bibliografia, sintetico senza mai essere superficiale o banale, in grado di offrire una valida organizzazione della materia, interessante nelle considerazioni, mai noioso o faticoso nella lettura. Proprio per queste caratteristiche positive mi sembra in grado di sostenere il “peso”di alcune considerazioni, anche negative, che non riguardano le capacità degli Autori, ma la psicoanalisi nelle sue condizioni attuali. L'approccio del libro può infatti essere considerato di tipo psicoanalitico. Se prescindiamo da qualche sommario riferimento alla letteratura esistenzialista e da una impostazione più psichiatrica quando vengono affrontate le bouffées deliranti, il resto è letteratura psicoanalitica ed in tale prospettiva vengono affrontati i problemi.