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La fantasia della scena primaria si forma nella mente del neonato non appena individua un'altra presenza accanto a quella materna, ed è inevitabile che, così come egli non può, o può a mala pena, distinguere se stesso dal seno e dalla madre e si sente confuso con essi, così debba di necessità duplicare quest'esperienza in quella che fantastica fra i genitori: anch'essi sono percepiti mescolati ed indistinti e hanno fra di loro, all'inizio, dei legami prevalentemente di tipo orale. Tracce di questa primitiva concezione si ritrovano invariabilmente nelle fantasie inconsce.
Come tutte le esperienze basilari della mente, anche la fantasia della scena primaria può comportare emozioni e valori contrastanti: se è vero che ci sono più note le emozioni di invidia e sofferenza che l'esclusione da essa genera, non è meno vero che la fantasia dei genitori uniti e fecondi è la fantasia nucleare nella capacità riparativa e nella creatività (Meotti A., Meotti F., 1982).
Se dunque la scena primaria è substrato ineliminabile della sofferenza mentale così come dell' attività psichica più sana, sembra ipotizzabile che la capacità di utilizzarla in senso fisiologico e poi creativo dipenda da un uso altrettanto fisiologico e sano dei processi di scissione.
La scissione, infatti, nasce da un tentativo di far fronte all'angoscia che minaccia di sopraffare l'essere umano (in origine il bambino molto piccolo) nelle situazioni di abbandono, fame, solitudine, dolore. La possibilità di scindere l'oggetto parziale e totale consente