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Parlare di un libro è sempre un falsarlo, se si parte dall'idea che si può trarne l'immagine significativa, il messaggio definito, individuabile e riconoscibile da tutti. Mentre poi ogni libro, nella sua sostanza relazionale, in realtà, è riconducibile invece a quel complesso molteplice, imprevedibile e indefinibile di esperienze che andranno tessendosi, completandosi, dopo la scrittura, necessariamente nel mondo dei singoli lettori.
Sarebbe un falsarlo anche se l'intento volesse essere lo specchio fedele dei tratti ritenuti salienti dell' opera poiché, nella riproduzione, nei riflessi, difficilmente esso riuscirebbe ad esprimerne la potenzialità simbolica ed evocativa, l'originale disponibilità alla presa dei singoli lettori.
Parlare di un libro può essere però un tertium. E corrispondere, per es., a un'ispirazione.