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Debbo dire, ma al di fuori di ogni formalismo congressuale, di provare un qualche imbarazzo nel prendere la parola in questa giornata pubblica del “Congresso del cinquantenario” della Società Psicoanalitica Italiana. Credo infatti — se mi è lecito tentare di interpretare qui le intenzioni di chi ha impostato e organizzato il congresso — che la decisione innovativa, e in ogni modo non abituale, di riservare una giornata anche ai non-specialisti o diversamente-specialisti, sia non soltanto motivata dall'occasione, per sottolineare in un modo qualsiasi un congresso che, secondo il codice delle ricorrenze, ha appunto caratteristiche speciali. La scienza, anche nei cinquantenari, non ha bisogno di ornamenti. E la scienza psicoanalitica non può non esserne consapevole. Ciò non vuol dire — come lo stesso impianto di questa giornata lascia supporre — che ci si aspetti dai diversamente-specialisti non so quali contributi pertinenti e incisivi. Inoltre, può anche darsi che nel fatto — e lo dico, s'intende, soprattutto per quanto mi riguarda — tutto si risolva, nel migliore dei casi, in un semplice ornamento. E tuttavia, a parte le aspettative e la realtà, ho l'impressione che non sarebbe neppure venuta in mente una tale decisione, se non si fosse voluto dare anche, con giudiziosa