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Affermare che la psicoanalisi, oltre ad una terapia, costituisce una speciale forma di conoscenza e che entrambi i processi sono strettamente interdipendenti è una asserzione che tuttora necessita di una chiara dimostrazione. Un gruppo non trascurabile di colleghi nega infatti che l'aspetto conoscitivo svolga una funzione determinante in psicoanalisi. Ad esempio molti anni fa Alexander (1942) attribuì un ruolo pressoché esclusivo alla “esperienza emotiva correttiva” e più recentemente per Kohut (1977) lo scopo della terapia consiste nel fornire un sentimento di coesione e di continuità attraverso esperienze non verbali che pongono in primo piano l'empatia. È comunque indubbio che gli psicoanalisti si troverebbero in difficoltà se dovessero concordemente definire che tipo di conoscenza ci fornisce la psicoanalisi e con quali meccanismi ciò avviene. È forse questo stato di cose che sta alla base della opinione che la psicoanalisi non ha una teoria della conoscenza, non ne ha bisogno e non può dirci niente su di essa. Basterà pensare alle connessioni fra conoscenza, apprendimento, sviluppo, memoria per rendersi conto di quanto sia vero il contrario. I problemi nascono in buona parte dal fatto che il tema costituisce il punto di incontro fra speculazioni filosofiche, psicologia e psicoanalisi. Queste alla fine del secolo scorso costituivano un insieme abbastanza armonico, mentre attualmente la ricerca psicoanalitica sembra troppo spesso continuare da sola a ripetere gli stessi percorsi fuori moda.