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Dilettante di etimologia, e persuaso che nella storia delle parole sono contenuti molti segreti che concernono il nostro mestiere, mi imbatto qualche volta in sequenze curiose e stimolanti.
Ci sono parole che contengono una storia intera, un mito, una favola (al punto da domandarsi se ogni parola non sia nata così) in forma nascosta, o rimossa o censurata o, più semplicemente, dimenticata.
Così parola vale parabola (spagnolo: palabra) cioè allegoria, metafora, simbolo; motto vale mito e favola vale favella (non si impara a parlare dunque senza le favole?).
Simbolo è testimone veritiero che mette insieme e unifica; diavolo è testimone falso, mentitore e portatore di discordie.
Ancora:
Fare la pace vuol dire piantare pali intorno a un luogo che, così recintato, sarà il pagus, il villaggio (come se il pagus si costituisse conficcando nel terreno le lance prima destinate al petto dei nemici). Lo stesso è pagare. Ironia, irene (la pace) e ragione appartengono alla stessa famiglia.
Passeggiando dunque nel vocabolario etimologico (Olivieri, 1961; Battisti e Alessio, 1968) sono colpito dal fatto che la radice