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Fornari: c'è una epistemologia implicita nell'opera di Freud. La psicoanalisi svela che il sapere non è pacifico rispecchiamento del reale (“adaequatio intellectus et rei”) bensì relazione drammatica del soggetto con l'assenza, la mancanza, il lutto (“adaequatio intellectus
et non rei”). La teoria coinemica si propone precisamente il problema di come una pulsione diventi conoscenza confutabile o, viceversa, possa rimanere imbrigliata nella congettura inconfutabile. In ciò il sapere psicoanalitico non differisce dal sapere scientifico, né questo si discosta troppo dal sapere umano in senso lato.
Secondo J. Agassi gli standards correnti della scientificità sono moralistici e pedanteschi. Creano ansie e tensioni eccessive; di fatto paralizzano la carriera di giovani intelligenti e rendono dogmatici i loro maestri. Per certi versi nemmeno Freud e Popper, che pure meritano tanta gratitudine, sfuggono a questo rimprovero avendo prodotto modelli di scientificità generalmente non raggiungibili e improntati a una certa boria epistemologica.
Per Bordi le “costruzioni in analisi” hanno un insospettato precursore nelle “irragionevoli” fabulazioni della madre che si accinge ad accudire e allattare il bambino. La madre infatti “interpreta” i bisogni del bambino più di quanto non li soddisfi pragmaticamente, attivando una “messa in scena epistemologica” che ha la funzione di trainare, anticipandole, le istanze cognitive del poppante entro un processo di reciprocità relazionale di cui l'autore offre talune sequenze esemplari assai persuasive. L'esperienza di cattive interpretazioni può condurre alla precipitazione dell'ordine del rappresentativo sull'ordine del reale, laddove la buona interpretazione procura insieme salute mentale e garanzia di oggettività del reale.
Come già si può vedere, molta acqua è passata sotto i ponti da quando, nel 1958, si incontrarono a New York psicoanalisti e filosofi intorno allo stesso tema, impegnati i primi a difendere timidamente, i secondi ad atta