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Speziale-Bagliacca aveva gettato i semi di questo volume in diversi lavori negli anni precedenti. Semi che sono germinati a produrre questo libro, opera prima di uno psicoanalista che al valore di studioso unisce la capacità di una felice scrittura.
Il volume è presentato ai lettori da Franco Fornari. Una breve premessa, una conclusione e un'appendice di note ragionate fanno da cornice a tre capitoli che si dividono il peso di un volume breve nelle pagine, non più di 97, ma succoso nei contenuti, dal momento che questi sono quelli della identità dello psicoanalista, del progresso scientifico della psicoanalisi, e cioè della sua continua e necessaria apertura a nuovi apporti di esperienze cliniche e teorizzazioni, della responsabilità di “prendersi cura” dello psicoanalista, degli intrecci storici con i quali questi temi si sono intricati, tenendo d'occhio nello stesso tempo due fronti: quello della cultura in generale nel nostro paese, da una parte, e quello della cultura specialistica, psicoanalitica cioè, dall'altra parte. A proposito della relazione che con la psicoanalisi ha la cultura non specialistica in Italia Speziale-Bagliacca dichiara apertamente come “uno degli scopi… di questo saggio è sottolineare uno strano fenomeno radicato nella cultura italiana…: da noi si continua a pensare che la psicoanalisi “ortodossa” nasca e finisca con Sigmund Freud” (pag. 10). Preciserà più avanti come, mentre nessuna eco hanno avuto in questa cultura gli sviluppi della psicoanalisi, e tra di essi i due più cospicui, la psicologia dell'io e la cosiddetta Scuola Inglese, “si è finito col prestare orecchio alla sola voce di Lacan, che proprio un “ritorno a Freud” vagheggiava. Così l'avventura intellettuale tornava in porto prima ancora d'aver mollato gli ormeggi” (ivi).
Tutto ciò non varrebbe per gli addetti ai lavori, per gli specialisti, che continuano il lavoro di sviluppo e di ricerca secondo le linee che via via si aprono loro dinanzi. Il che è vero, ma solo in parte, pe