You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il fatto che l'analisi infantile si sia sviluppata come una attinta chiaramente indipendente dall'analisi degli adulti è forse alla base del fatto che di tanto in tanto vengano proposti temi riguardanti i loro aspetti comuni e differenziali (Wallerstein, 1976).
Queste riflessioni prendono spunto da una domanda rivoltami da un collega interessato ad aspetti tecnici dell'analisi infantile. Il collega mi chiese: “Dove si siede quando è nella stanza giochi?”. Oltre alla risposta più ovvia (a seconda dei casi: su una sedia, per terra, o in qualche altro posto) la domanda mi fece riflettere sul problema in maniera più ampia: mi chiesi quale fosse la mia situazione complessiva durante una analisi infantile, rispetto a quella in cui mi trovo durante la analisi dell'adulto. Mi domandai perché fenomeni aventi lo stesso significato si presentino in maniera così diversa nell'analisi infantile e in quella degli adulti. Tutto nella stanza degli adulti appare immobile, mentre tutto è movimento in quella dei bambini. Il setting è veramente così diverso? In che modo si possono utilizzare le esperienze tecniche della stanza dei giochi per l'analisi degli adulti?
Se si accetta la tesi , che considera l'analisi infantile sotto ogni aspetto analoga a quelle degli adulti, salvo