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Freud cita Melanie Klein solo tre volte. E questo nonostante che il lavoro scientifico e clinico di entrambi si sia largamente sovrapposto nel tempo. Due di queste citazioni sono di consenso, ma estremamente genetiche; la terza è di aperto dissenso sull'opinione espressa da Melanie Klein a proposito del periodo di insorgenza del complesso edipico.
Non intendo affrontare questo problema, anche se interessante, né considerare quanto abbiano giocato le polemiche fra Melanie Klein e la figlia di Freud, Anna (come alcuni suggeriscono). Preferisco scegliere uno dei numerosi punti in cui mi pare che l'opera di Freud abbia costituito una piattaforma su cui si è costruito il pensiero di Melanie Klein, tanto da poter essere considerata come una anticipazione, seppure vaga e imprecisa, dello stesso.
In Inibizione, sintomo e angoscia (Addenda C) Freud considera una situazione psichica che ci è familiare, e cioè la presenza di un estraneo al posto della madre. Freud spiega inizialmente la angoscia del bambino come la conseguenza del pericolo di perdere l'oggetto, ignorando la presenza dell'estraneo. Poi afferma che la sua angoscia è senz'altro più complicata e merita una discussione più approfondita.
Più avanti, dice: “In conseguenza del fatto che il bambino può equivocare sui fatti, la situazione di perdere la madre non è una situazione di pericolo, ma una situazione traumatica… Così ciò che dapprima determina l'angoscia, che l'Io forma da sé stesso, è la perdita