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La paziente non si sdraia e racconta un sogno:
“Mi trovavo nella mia camera da letto quando vedo un enorme uccello attraverso la finestra. Nicchia col becco, mi guarda e vuole entrare. Io sono terrorizzata e non gli apro. Ma continua a bussare e ho paura che si arrabbi e rompa i vetri. Così gli apro ed entra dentro. Occupa quasi tutta la stanza col suo corpo: ha le penne del dorso nere, ma il petto è bianco. Parla e mi dice “Perché non mi volevi aprire?” Io temo che mi possa fare del male. Poi mi tranquillizzo un po' perché vedo che ha in mano una boccetta di profumo”.
L'analista ha a questo punto la necessità di scegliere fra le possibili interpretazioni quella che ritiene più adeguata. A tale scopo può servirsi delle associazioni che seguono al racconto del sogno; se non ve ne sono può stimolarle con domande appropriate. Può fare ricorso a ciò che già conosce di questa paziente e allo stato del transfert in quel momento dell'analisi. Può essere colpito da alcuni simboli e sentirsi indotto a farne dentro di sé una traduzione immediata. Può anche resistere alla tentazione di farlo pensando che ciò potrebbe essere fuorviante. Può infine domandarsi quale delle teorie psicoanalitiche che fanno parte del suo patrimonio culturale sia più adatta a descrivere ciò che la paziente sta comunicando.
Nel fare questo egli sa di dover tenere conto di almeno tre cose: la prima è che la paziente ha avuto la notte precedente una esperienza emotiva e che questa ha dato luogo a un sogno; la seconda