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Nell'esperienza psicoanalitica, in qualsiasi fase del processo e della relazione analizzato-analista è ritrovabile, fra i temi centrali, quello della dipendenza. Dipendenza del soggetto dai suoi modelli parenterali introiettati, dipendenza dell'Io del soggetto dalle altre istanze psichiche e molteplici modi attraverso cui questo sentimento di base organizza il rapporto con l'analista. Focalizzando l'attenzione su questa relazione, deriva che l'analista stesso è variamente implicato, ed in maniera profonda, con gli scambi che si articolano alla bi-polarità dipendenza-indipendenza.
In questa sede la mia proposta è quella di una rapida rivisitazione di alcuni momenti teorici attinenti a ciò, ai fini di poter animare un breve dibattito sulle interferenze di questi aspetti nella nostra pratica analitica, cercando di postulare alcuni punti di partenza elementari, evitando quindi, se ci riuscirò, quelle trappole che si annidano spesso nelle esposizioni psicoanalitiche, trappole connesse con il carattere binario della riflessione freudiana con il continuo rimando da una nozione ad un'altra in modo contraddittorio e conglutinato.
Partirei da alcune considerazioni di Fairbairn il quale afferma che la conseguenza più significativa di ogni conflitto psichico è costituita dal perpetuarsi di un atteggiamento di dipendenza infantile nella vita affettiva.
Questo atteggiamento, scrive l'autore inglese, è caratteristico tanto dei livelli profondi della psiche, quanto degli aspetti superficiali,