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Alla sesta seduta di analisi un paziente portò questo sogno:
“Ero in una stanza da letto. Ero a letto. Davanti a me c'erano due pupazzi, un re ed una regina, cioè mio padre e mia madre. Erano pupazzi, ma si muovevano come persone. Sembravano anche delle sculture arcaiche, la cosa strana è che avevano tutte e due il fallo. Stavano davanti a me sulla sinistra” — così dicendo indica un punto della stanza alla sua sinistra davanti a lui — Pausa — “Adesso mi ricordo; io stavo sdraiato come qui, sul divano, e c'era qualcuno dietro, forse alla mia sinistra, proprio come qui. Io però non ero sdraiato come sono adesso, ma in modo diverso; mi ricorda un quadro della galleria Borghese: Danae che viene posseduta da Giove sotto forma di pioggia d'oro”.
Le associazioni al sogno, scarse peraltro, permettono di intuire ad ogni buon conto il “progetto” d'analisi con il quale questo paziente inizia. Il re e la regina, i genitori-analista, debbono diventare dei pupazzi. Apparentemente essi si muovono come persone, ma in realtà sono stati svuotati delle loro proprietà e capacità, suscettibili d'idealizzazione nella relazione primitiva dipendente: idealizzazione che non copre d'altronde i possibili elementi persecutori. In questa particolare situazione lo svuotamento dei genitori-analista avviene mediante un atteggiamento seduttivo tendente ad impossessarsi