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Nel recensire questo libro desidero prima di tutto segnalare che esso rappresenta una novità per l'editoria italiana perché è la prima opera completa, che viene dedicata con tanta attenzione e studio interdisciplinare alla neuropsichiatria dei primi anni di vita, disciplina
che si sta costituendo come settore di studio e d'interessi allo stesso modo di quando la nipiologia si era attestata come campo di studio e propria specificità rispetto alla pediatria, che ne è una continuazione.
È necessario dare atto agli autori di questo loro indubbio merito e del pregio fondamentale dell'opera che testimonia, al di là della connotazione didattica comune a molte discipline, di anni di esperienza e di preparazione con un rinnovamento continuo ed una operatività sul campo, certamente frutto di crisi nei confronti di teorie non più adeguate, di una clinica in movimento alla ricerca di un modello di riferimento, con conseguenti scelte e proposte di nuovi approcci.
La sua stessa mole la fa considerare un opera di consultazione e di approfondimento: vi sono ben 19 capitoli e non è possibile illustrarli tutti in questa sede.
Desidero fermarmi a dare alcune notizie su qualche parte che ha attratto la mia attenzione e che certamente susciterà curiosità proprio nell'ambiente psicoanalitico italiano il quale non ha ancora partorito un compendio di psicologia psicodinamica dell'età evolutiva. L'approccio psicodinamico infatti costituisce il punto di riferimento costante in molti capitoli ad esclusione di alcuni più neuropsichiatrici nel senso di descrizioni diagnostiche, nosografie di sindromi patologiche con molti dati tecnici di ovvia importanza, ma che danno un senso di sbilanciamento all'insieme.
Il primo capitolo sulla costruzione del mondo interno infantile costituisce la base essenziale dell'approccio psicodinamico e del modello di riferimento scelto.
Il modello privilegiato è quello psicoanalitico kleiniano ed in parte postkleiniano, del quale si sente la padronanza non solo lessica