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Quando mi sono trovato a riflettere - o meglio a fantasticare - sul nostro tema congressuale mi sono sentito calato in un'atmosfera intrigante. La variazione dei vertici in cui mi collocavo animava un caleidoscopio costituito da mutevoli aggregazioni dei materiali psicoanalitici. L'intero corpo dottrinario della psicoanalisi mi sembrava contenuto nel tema, con un effetto inquietante di particolare rilievo. Gradualmente mi feci più attento e la riflessione mi condusse a registrare nella mia mente prevalenti preoccupazioni di “scientificità” nell'approccio ad una materia tanto scottante. Mi divenne presto chiaro che quella scientificità era profondamente antiscientifica perché aveva l'effetto di allontanarmi dall'oggetto da conoscere: io stavo dunque usando un meccanismo scissionale per difendermi dall'ansia legata all'estendersi della conoscenza. Pensai che sperimentavo in prima persona la vicenda dalla quale nasce la scissione fra terapia e conoscenza in psicoanalisi, il fenomeno sul quale ci eravamo mobilitati ad indagare.
Parallelamente alla mia elaborazione interiore si sviluppava nel lavoro quotidiano uno sguardo selettore dei materiali connessi con la tematica congressuale e soprattutto la disponibilità a farmi guidare nella ricerca dalle avventure della relazione con i pazienti. Da tale tessuto mi è sembrato che le metafore oniriche con le quali