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Ho potuto con piacere finalmente leggere per intero il primo lavoro pubblicato da Melanie Klein, Der Familienroman in Statu nascendi, grazie alla traduzione di R. P. Merendino (questa “Rivista”, n. 2, ). Non mi risulta che questo lavoro sia mai stato tradotto in inglese, mentre lo fu il lavoro successivo - Eine Kinderentwicklung (Lo sviluppo di un bambino), Imago, vol. 7, 1921 - che includeva parti del primo, e che apparve nel 1923 sul International Journal of Psycho-Analysis e nel 1948 nel volume Contributions to Psycho-Analysis, 1921-1945. Merendino va perciò ringraziato per aver reso un servizio indubbiamente utile a quegli psicoanalisti italiani che, come me, non hanno una conoscenza sufficiente della lingua tedesca.
Mi sembra doveroso segnalare, tuttavia, che il titolo del lavoro Kleiniano non è stato reso in modo psicoanaliticamente corretto. Mi sembra cioè evidente che la Klein non intendesse affatto, con questo lavoro, “progettare la stesura di un romanzo” - come il Traduttore giunge a credere nella sua nota editoriale, ma che volesse invece descrivere nel modo più oggettivo possibile il “romanzo” che il suo bambino Eric andava costruendo in fantasia su di lei. Non si tratta perciò del “romanzo di una famiglia” (titolo della traduzione italiana), che non avrebbe alcun senso psicoanalitico, ma, tutt'al più, del “romanzo della famiglia”, o, secondo la dizione italiana in uso da oltre sessant'anni, del “romanzo familiare”, vale a dire