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I biografi di Sigmund Freud, come tutti i biografi, è probabile che possano essere suddivisi in molti modi, per esempio in relazione alla vastità dell'oggetto che desiderano ricostruire. Un autore come Max Schur si colloca probabilmente all'interno di progetti di vasto respiro, settore che ha come testa di serie l'opera di E. Jones; altri come M. Graf, A. Grinstein, Grunwald, Wittels, Sulloway, scelgono segmenti determinanti: D. Anzieu si occupa dell'autoanalisi freudiana, L. Chertok di Freud a Parigi, Renée Gicklhorn studia il periodo di Freiburg. Altri ancora scelgono punti di vista particolari: H. Baruk, M. S. Bergmann, E. Simon, E. Blum, la Marthe Robert di Da Edipo a Mosé sono tra coloro che si occupano di Freud ebreo. Marianne Krüll, come dice il titolo del suo ultimo saggio Padre e figlio. Vita familiare di Freud *, da una parte si riallaccia al filone familiare di cui si sono occupati Heller Bernays, Judith Sajner, la stessa Gicklhorn e, di recente, Ruth Abraham, dall'altra si sofferma diffusamente su filoni privilegiati, come appunto l'ebraismo del fondatore della psicoanalisi. Ma gli storici si diversificano anche, indipendentemente dall'oggetto scelto, per l'ambizione ricostruttiva.
C'è una ragione, secondo la Kriill, perché vita di Jacob Freud ed ebraismo finiscono col confluire nel suo programma di storico: se è vero che - in mancanza delle lettere familiari finora inedite—