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Chi voglia documentarsi sugli orientamenti della psicoanalisi italiana non potrà ignorare questi Itinerari, dove è dato coglie re un panorama vasto e significativo, ancorché non esauriente, delle linee di ricerca e delle “ricadute culturali” del pensiero psicoanalitico nel nostro paese. Questioni concernenti la formazione (Carloni: la vocazione, Nissim-Momigliano: la supervisione) e i criteri di analizzabilità (Kluzer) si articolano con problemi più
generali relativi alle finalità (Turillazzi-Manfredi: verità e cambia mento, Tagliacozzo: la pensabilità) e al significato delle costruzioni analitiche (Di Chiara); luoghi clinici particolari (la crisi, secondo De Martis, l'analisi interminabile, secondo De Simone-Gaburri) si al ternano ad argomenti di taglio metapsicologico (Speziale-Bagliacca: identità e rappacificazione) e a temi inconsueti (Gaburri, De Simone-Gaburri: l'emergenza del bello in psicoanalisi).
La raccolta dei saggi, pur così variati, non è occasionale: si tratta per lo più di argomenti presentati o dibattuti nelle più recenti occasioni scientifiche della S.P.I. e l'eco dei dibattiti societari si ritrova in certe linee di pensiero ritornanti, in certo stile complessivamente unitario che procede da uno sforzo collettivo teso a costruire una più compiuta identità della psicoanalisi italiana. Chiamerei passione metodologica questa tensione di ricerca, leggibile in tutti i contributi, orientata a sottrarre il lavoro analitico alle tentazioni dei contenuti e degli obiettivi precostituiti (siano essi terapeutici o morali) in favore di una ricerca di verità di più ampio respiro: la meta della psicoanalisi non è un luogo ma un modo, non un posto predeterminato ma il viaggiare medesimo, senza di che nessun luogo della vita può essere propriamente toccato o tenuto.
Buon psicoanalista sarà lo psicoanalista… pentito delle proprie tentazioni d'onnipotenza terapeutica e divenuto capace di contatto profondo con la propria e l'altrui sofferenza. Così G. Carloni, conosci