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“La scienza, anche attraverso tutti i suoi mutamenti, mira ad una visione unitaria e costante dell'universo; ed in fine dobbiamo ritenere a buon diritto che il quadro attuale, benché ancora variamente colorato a seconda della individualità del ricercatore, contenga già alcuni tratti che non potranno essere cancellati, qualsiasi rivoluzione avvenga in natura o nello spirito umano. Questa entità costante indipendente da ogni individualità umana e da ogni intelletto, è appunto ciò che noi chiamiamo realtà”.
Queste parole sono di Max Planck. Ad onta della lancia spezzata a favore della continuità quale essenza della realtà e del modo di vederla da parte del pensiero umano, continuità affermata dal concetto di unitarietà e costanza, era stato proprio Max Planck — come ci ricorda Ludovico Geymonat (1962) — ad avanzare l'arditissima ipotesi che l'energia non rappresenti una entità continua, ma abbia una natura essenzialmente discontinua. Questa nuova concezione dell'energia permise di porre su altra base matematica la teoria cinetica classica e con ciò di dare piena giustificazione alla scoperta, di Walter Nerst, che allo zero assoluto l'entropia di ogni sistema si pone uguale a zero.
La sintesi tra aspetti continui, dominanti i modelli della macro-fisica classica e aspetti discreti dominanti la micro-fisica, sembra con ciò avviata grazie appunto alla teoria quantica. Ma l'intreccio, nell'universo e nel pensiero, tra aspetti continui ed aspetti discreti è di entità tale da non potere essere che soltanto esemplificato. È discreta la successione dei numeri naturali, è continua la retta reale, cioè il continuo dei numeri reali. I livelli di energia di microsistemi