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La capacità che il paziente ha, o sviluppa in analisi, di indagare e di cogliere il nostro modo di funzionare, di introiettarlo e di interagire con esso costituisce, a mio avviso, un aspetto particolarmente importante del lavoro analitico.
Questo processo è all'opera costantemente e muta nel corso dell'analisi, o anche durante una singola seduta, e avviene il più delle volte in modo inconscio e spesso al di là delle parole.
È probabile che la nostra sensibilità o insensibilità in questa area possa sviluppare o bloccare molte esperienze analiticamente significative.
È tuttavia difficile stabilire quando l'introiezione avviene sulla base di percezioni corrette, o quando sotto l'influsso di oggetti interni primitivi e di esperienze del passato, che possono distorcere seriamente l'immagine dell'analista; o quando ancora agiscono ambedue le situazioni.
È mia intenzione sottolineare l'importanza del discriminare tra introiezioni di percezioni corrette ed eventuali distorsioni, consce od inconsce.