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Mi sono costretto a queste argomentazioni per offrire un punto di vista che spero in qualche modo possa essere di stimolo alla riflessione.
La notazione sull’“entusiasmo” di una parte degli analisti italiani, con cui Giordano Fossi modera i suoi precedenti e spontanei commenti dattiloscritti sulle celebrazioni per il centenario di Melanie Klein, mi ha fatto per un momento fermare sul problema dei motivi per cui la psicoanalisi kleiniana ha suscitato in una parte notevole di analisti adesione e approfondimento, indirettamente appunto sottolineati dal sarcasmo di Fossi. Il pensiero kleiniano e i suoi sviluppi — per mio conto — contiene una carica di passione per la ricerca di modelli atti a descrivere, comunicare, ricondurre al noto e al generalizzabile, il non-noto, il singolare, l'irreperibile, il sorprendente continuamente ricercato ed evidenziato. Pertanto tutto ciò che è atto a mettere continuamente in crisi il pensiero più definito e collegato alle conoscenze. Crisi dipendente dalle costruzioni analitiche, permeate per loro natura di un elemento di novità rispetto al già conosciuto. Novità necessariamente intrinseca all'interpretazione psicoanalitica; infatti, secondo me, essa deve risolvere l'esperienza di fallimento