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Può sorprendere la recensione di un libro di neurofisiologia in una Rivista di Psicoanalisi e fatta da chi si dichiara, e realmente è, incompetente della materia. Comunque, più che di una recensione, si tratta della segnalazione di un'opera che, prescindendo da alcune parti forse un po' prolisse, si è rivelata per me fonte di grande piacere, come lo sono certi ritorni al nostro passato intellettuale. Non a caso nella prefazione l'Autore fa riferimento al “Progetto” di Freud. Da diversi anni sappiamo come molti dei nostri concetti sono derivati da quel lontano lavoro e non riusciamo a liberarcene o a sostituirli con dei nuovi. Nel contempo la neurofisiologia e la neuropsicologia sono profondamente cambiate e Changeux ce ne offre una dimostrazione ricca e di facile comprensione anche per i non medici. Penso che il libro suoni ad ulteriore conferma del fatto che se i concetti di natura biologica (più precisamente neurofisiologica) appaiono di importanza trascurabile per lo psicoanalista nella pratica clinica, essi non possono essere ignorati quando teorizziamo ad un livello più alto, andando cioè oltre il piano clinico-empirico (e non è necessario stare a ricordare quanto i vari livelli siano collegati).
Il contenuto del libro è talmente ricco che un riassunto esauriente sarebbe impossibile; desidero segnalare una prima parte dedicata alla storia della anatomia e della fisiologia cerebrale, che va dalla preistoria ai più moderni esperimenti e soprattutto il capitolo dedicato agli oggetti mentali. Qui — trattando i temi di oggetto mentale, di immagine, di concetto, di prova della realtà, ecc. — viene sviluppata la tesi centrale del libro, cioè la “identificazione di unità mentali con stati di attività fisica di insiemi di neuroni”. Le possibilità combinatorie legate al numero ed alla diversità delle connessioni del cervello dell'uomo sembrano ormai sufficienti per rendere conto delle capacità mentali. Di rilievo mi appare anche un altro punto sviluppato da Changeux, cioè