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Se si volesse fare un po' di pulizia del nostro linguaggio bisognerebbe di certo incominciare dal termine interpretazione, termine pretenzioso e oracolare che, tra l'altro, non corrisponde nemmeno esattamente al Deutung freudiano. “Deutung sembra più vicino a spiegazione, chiarimento, e presenta in misura minore per la coscienza linguistica comune, la sfumatura peggiorativa che può assumere il termine interpretazione” . Spiegazione, chiarimento, è già qualcosa di più dimesso e domestico; ma perfino Aristotile ci fornisce una definizione meno impegnativa e nello stesso tempo più estensiva: per Aristotile è interpretazione ogni suono emesso dalla voce e dotato di significazione, ogni φvη σημavTiXη ogni vox significativa. In questo senso il nome è già di per sé interpretazione, perché con quel nome noi indichiamo una cosa significandola e in questo senso la interpretiamo.
Con questo riferimento potrebbe sembrare che, nel momento stesso in cui ci si propone di ridurre a più umili proporzioni questa nostra superba interpretazione, se ne allarghi poi presuntuosamente il campo fino a comprendervi tutto ciò che diciamo. Ma è per noi osservazione comune che ad una riduzione delle pretese narcisistiche corrisponda un aumento delle possibilità pratiche e concrete, una maggior libertà di movimento: diminuendo le pretese onnipotenti sul valore e il significato dell'interpretazione, guadagneremo in libertà espressiva, poiché ne risulta decisamente ampliato lo spettro delle nostre possibilità di comunicazione pur mantenendo al dialogo analitico la sua peculiare e caratteristica asimmetria.