You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
A partire dalle prime formulazioni filosofiche o autobiografiche (Lacou-Labarth), è noto che del Sé sono stati osservati sia aspetti “sociali” sia aspetti individuali. Tra gli psicologi sono stati studiati per primi gli aspetti sociali, forse perché più percettibili per la loro incidenza, mentre apparentemente la metapsicologia s'è applicata più tardi allo studio dei rapporti tra Sé e strutture psichiche.
In realtà su tale ambito s'è sempre esercitata la psicoanalisi e malgrado la sistematizzazione tardiva, l'esperienza della psicoanalisi rimane assai vasta.
Proprio alla luce delle nostre risultanze si potrebbe considerare fuorviante definire sociale un'entità come il Sé. Esso infatti appare sensibile solo a se stesso ed incapace di reazioni che non riguardino la propria conservazione (Greenacre, 1973; Kestenberg, 1975). Sarebbe più opportuno ipotizzare che solo avvenuta la differenziazione tra Sé e struttura psichica l'individuo possa rinunciare a parte delle proprie spinte più profonde a favore di altri. Con la crescita dell'Io egli si qualificherebbe come individuo sociale. Gli aspetti presociali sarebbero forniti di qualità confusive che permetterebbero l'intima assimilazione delle cose. Nella fase successiva, con la formazione della struttura psichica, l'Io diverrebbe conscio dell'altro e delle cose assimilate in sé, divenendo pure capace di opporsi alle tendenze rimaste presociali.
L'alternarsi di fasi di strutturazione e di non strutturazione si potrebbe verificare per tutta la vita. Il ritorno periodico alla confusione