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L'uso crescente di nuove tecnologie con intelligenza artificiale e la loro rapida diffusione nell'ambito di innumerevoli campi, ha portato tutta una serie di alterazioni del nostro vivere, in modo quasi indolore e acritico.
Tuttavia, gli adulti preposti all'allevamento dei piccoli (genitori ed insegnanti) si sono progressivamente interessati ed allarmati di fronte all'invasione di giochi quali i videogames, nonché di fronte alla proposta sempre più prorompente, da parte dell'industria e di molti operatori culturali, dell'uso delle nuove tecnologie, veicolate dai computers, per l'apprendimento e lo sviluppo dell'intelligenza.
In occasione del primo convegno organizzato per discutere questi problemi, dal suggestivo titolo “Il bambino tecnologico”, (Incontro Internazionale, Castiglioncello - 24-26 febbraio 1984) sono stata invitata a partecipare come psicoanalista.
I temi trattati hanno suscitato in me una certa inquietudine, molte perplessità e una infinità di riflessioni che vorrei proporre all'attenzione di noi psicoanalisti.
Certo, l'inquietante tema del “bambino tecnologico” ci propone una tematica per noi in larga parte inedita perché il cosiddetto “bambino tecnologico” non è ancora giunto sui nostri lettini analitici… e non so neanche se arriverà. E, per citare Carlo Bernardini, (docente di Metodi Matematici della Fisica dell'Università di Roma) “… se le ipotesi sono sbagliate, quando arriveranno sarà troppo tardi: troppo tardi rispetto a che cosa? Rischiamo di entrare in un gioco