You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Federigo Tozzi, nato a Siena il 1° gennaio 1883, visse a lungo nella città toscana e nel podere di Castagneto, lasciatogli in eredità dal padre. Trascorse a Roma, dove si era trasferito con la moglie Emma Palagi e il figlio Glauco, gli anni dal 1915 al 1919, impiegato presso l'ufficio stampa della Croce Rossa e a Roma visse la sua più intensa stagione culturale. Fu redattore del “Messaggero della domenica” e si legò d'amicizia a Orto Vergani e Luigi Pirandello. Al culmine della sua creatività artistica e letteraria, quando il suo nome cominciava a imporsi come uno dei massimi valori, anche per l'appoggio di scoperta e di rilancio prestatogli dal critico Giuseppe Antonio Borgese che lo considerava uno dei massimi rappresentanti della letteratura realistica di ispirazione verghiana, Tozzi si spegneva il 21 marzo 1920, vittima di una epidemia di spagnola.
Fra le opere, anche ai fini del nostro specifico impegno di lettura e di interpretazione, appare come il più attuale e significativo il romanzo Con gli occhi chiusi la cui composizione si può far risalire al 1913 (ma per gli avvenimenti latamente autobiografici, da riferire al ), e che fu pubblicato da Treves a Milano nel 1919. Nel luglio 1918, lo scrittore lavorò alla stesura de Il podere e nell'ottobre-novembre alla composizione di Tre croci, considerato, prima dell'ultima e più significativa storiografia letteraria, il capolavoro di