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Ringrazio innanzitutto la Rivista per lo spazio che mi concede per queste risposte.
Rispondere a Giovanni Hautmann non mi è facile, perché mi sembra che in un lungo articolo (che non sempre mi è apparso chiaro) tralasci di spiegare su quali basi siano validi: concetti che critico e preferisca attaccarmi sul piano personale; inoltre nel citarmi, o mi fa dire cose che non dico o ritiene farina del mio sacco cose che da una quindicina di anni vanno dicendo Autori quali Schafer, Peterfreund, Breger, Basch, Marmor, Grinker, Rosenblatt, Thickstun, Gill, Rubinstein, Holt, Swanson, Ramzy, G. S. Klein, Kubie, Spence e così via, senza parlare di quegli autori che hanno prima di me criticato Melanie Klein. Ai dibattiti che queste posizioni teoriche hanno suscitato era però fino ad ora mancato qualcuno che le accusasse di parlare di “cose diverse” e di essere irritanti perché miravano a correggere gli errori, che pretendesse che il nuovo linguaggio proposto (e qui il riferimento vale specialmente per Schafer, Peterfreund, G. S. Klein) fosse uguale a quello che proponevano di sostituire, che facesse l'apologia della reificazione dei concetti. Se il ritenere con che la metapsicologia (e ne fanno parte concetti quali pulsione, Io, fantasia inconscia) “riempie le nostre riviste di sofismi esotici, esoterici ed irrilevanti… ed agisce in maniera deleteria sulla nostra clinica” e l'affermare ad ogni pie sospinto, come faccio da anni, che per