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Nel concludere la sua breve introduzione alla propria opera, l'Autore auspica che essa “… possa essere vista dal lettore come è stata vissuta da me: un modo di leggere, con passione e con gusto, la realtà che ci circonda, e quella che ci fa così come siamo, alla ricerca
di una armonia che, per quanto temiamo possa spezzarsi, rappresenta quanto di più solido esista”.
Ebbene, per me è stato proprio così: ho letto con gusto il suo modo di “leggere”, di vedere le cose, dal suo punto di vista: cose che appartengono alla realtà che ci circonda e alla nostra storia, da lui considerate ognuna con attenta e specifica riflessione, e ne ho colto la passione e il coraggioso assestarsi di queste cose “nell'ambito della sua cultura e del suo (che poi è in parte anche il nostro) ambiente di vita”.
Quali sono queste cose? Diverse e molteplici, ma tutte attuali e di notevole interesse: il ruolo della psichiatria nella nostra cultura, con l'acuta presentazione della Signora A., tanto civile e delirante, “mai padrona di sentire quel che le pareva e di provare quel che le piaceva … e neppure padrona di pensare quel che voleva“; il cambiamento dei pazienti e delle consuetudini (“Si studieranno ancora Omero e Virgilio ai licei?“); la richiesta di dipendenza e il bisogno di “consigli”, intorno a cui è fiorita tutta una industria della “puericultura”, che va dai consultori familiari a quelli psico-pedagogici, dalla vendita di pannolini alla vendita di libri essenziali per affrontare la maternità (“Balle!” conclude l'A., ed ha ragione); il senso “profondamente eversivo” e rivoluzionario della psicoanalisi; i problemi che essa incontra nelle istituzioni; e molte altre.
L'immagine, in copertina, della Torre di Babele (Brügel) evoca memorie bibliche, che appartengono all'infanzia e muove l'idea del difficile rapporto, dentro a ognuno di noi, di ciò che è universale e ciò che è personale, nella cultura di ognuno.