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Il 20 luglio scorso, mentre a centinaia gli psicoanalisti si preparavano a partire per Madrid per il loro 33° Congresso Internazionale, moriva a Londra ottantunenne Esther Bick, maestra a molti di essi e in modo speciale a quelli interessati all'analisi dei bambini, e autrice di uno di quei rari scritti che segnano una data nella storia della disciplina.
Se consideriamo accanto all'Io e l'Es, pubblicato nel 1923 quale formulazione definitiva di Freud della struttura tripartita della personalità in laborioso equilibrio, Note su alcuni meccanismi schizoidi, pubblicato da M. Klein nel 1946, come descrizione della sua struttura primitiva ed evolutiva nella interazione con l'oggetto, attraverso meccanismi di scissione, proiezione e introiezione che portano a forme diverse di identificazione proiettiva, allora possiamo vedere in L'esperienza della pelle nelle primissime relazioni oggettuali, pubblicato da E. Bick nel 1968, la descrizione del fallimento dei meccanismi di proiezione e introiezione con formazione di una struttura debole (e poco evolutiva) e di un tipo adesivo, superficiale e imitativo di interazione con l'oggetto.