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In occasione dell'ultimo Congresso Internazionale di Psicoanalisi , tre colleghi argentini hanno presentato dei lavori che — pur essendo diversi fra loro — si accomunano nel trattare taluni aspetti della nostra disciplina in rapporto a gravi situazioni sociali, “situazioni estreme” che inevitabilmente si ripercuotono sulla prassi psicoanalitica, nei suoi aspetti clinici e teorici.
Questi lavori sono stati elaborati durante un arco di tempo della storia argentina contrassegnato da un clima di barbarie sociopolitica, di repressione e terrore. Tale momento storico ci appare oggi, a distanza di alcuni mesi dal Congresso ed in seguito ai ben noti cambiamenti, nel suo incommensurabile orrore.
Le due relazioni sono state accolte con molto interesse e con una notevole partecipazione emotiva; tra gli ascoltatori per di più, erano presenti vari analisti che avevano conosciuto il terrore e la persecuzione in prima persona, o che avevano sofferto la perdita di persone care mai ritrovate.
Ospitiamo oggi sulla nostra rivista tali lavori, e questa nota vuol essere un omaggio a tutti i colleghi che, in situazioni del genere, possono continuare a pensare e rimanere fedeli allo spirito psicoanalitico di ricerca della verità.
Lo scritto di Suàrez si riferisce ad un paziente — reduce da un campo di sterminio nazista — sul quale egli ha potuto riferire soltanto a distanza di una ventina di anni. Le emozioni che ha