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Nel 1930, S. Freud affermava: “il destino fondamentale della specie umana a me sembra sia questo: se, e fino a che punto, l'evoluzione civile riuscirà a padroneggiare i turbamenti della vita collettiva provocati dalla pulsione aggressiva e auto-distruttrice degli uomini. In questo senso proprio il tempo presente merita un particolare interesse. Gli uomini hanno esteso talmente il proprio potere sulle forze naturali, che giovandosi di esse sarebbe facile sterminarsi a vicenda, fino all'ultimo uomo. Lo sanno, donde buona parte della loro presente inquietudine, infelicità, angoscia” (Freud, 1930).
È a partire da questa cornice teorica che vorremmo fare alcune considerazioni che riteniamo cruciali per comprendere il lavoro analitico nei nostri tempi.
Anche noi, come fa Freud dopo il passaggio sopraccitato, iniziamo domandandoci se “… l'altra delle due ‘potenze celesti’ (pag. 619), l'Eros eterno” ha fatto dal 1930 al 1982 “… uno sforzo per affermarsi nella lotta con il suo avversario parimenti immortale” (Freud, 1930).
Uno sguardo su tutte le situazioni critiche che il genere umano ha attraversato in questi ultimi cinquant'anni rivela quanto segue: guerre, genocidi, uso di ordigni altamente distruttivi, repressione sociale grave, il rischio di essere strappati “dalla sfera in cui le persone sono originate ed evolute” (Freud, 1930), ci porta a dare, relativamente al tempo passato, una risposta negativa.