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Freud, come è ben noto, indagò le strutture e le fantasie inconsce della propria mente per fondare le ipotesi di base della teoria psicoanalitica. D'altro canto, utilizzò forse anche alcune delle proprie peculiarità mentali e caratteriali per costruire parte dell'intelaiatura tecnica della pratica psicoanalitica. L'esempio più noto di ciò è senz'altro l'uso del divano e della posizione alle spalle del paziente. Freud (1913) li motivava con il desiderio di non restringere la libertà di espressione del paziente e di non fornirgli degli indizi sui sentimenti e le reazioni dell'analista. Accanto a ciò dichiarava, però, che non tollerava di farsi fissare per molte ore al giorno. Questa regola di setting ha una validità che oltrepassa grandemente, tuttavia, la possibile idiosincrasia di Freud e persino le ragioni da lui esplicitate: vi è legata tutta l'area dei problemi della regressione e, inoltre, “oggi molti di noi aggiungerebbero che queste espressioni facciali dell'analista generalmente riflettono la risposta di un oggetto interno del paziente al suo materiale; in ultima analisi che riflettono la risposta di una parte del sé del paziente, ‘posta al di fuori’, vale a dire scissa e proiettata sull'analista” (Racker, 1968).
Un altro cardine della tecnica psicoanalitica è la regola dell'attenzione fluttuante. Anche qui pare che Freud abbia messo a partito un aspetto peculiare delle proprie facoltà mentali: commentando la vastità di interessi e la capacità di Freud di produrre ipotesi in settori tanto disparati della vita psichica, Schur (1972) scrive “egli era in grado di trasformare accenni e notazioni casuali in concetti nuovi” e