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Questo libretto del collega dott. Lucchin non è, a mio parere, un libro da leggere tutto di un fiato; con eccezione forse per coloro che sono gli addetti ai lavori: nei quali la curiosità sospinga ad appropriarsi in un colpo solo dell'intero contenuto.
È un libro piuttosto da tenere sul tavolo, e da aprire ogni tanto: soffermandosi sull'una o l'altra pagina, per meglio gustare gli oltre centoventi casi che vi sono esposti: ciascun caso per conto suo.
Allora, quando dal tavolo prendi il libretto e lo apri ad una pagina qualunque, che cosa trovi?
Trovi un caso clinico, di varia natura e gravita, descritto in modo assai conciso: una sorta di cartella clinica tracciata al momento dell'ingresso del malato in Istituto, oppure in seguito, per annotare qualche particolarità del ricoverato.
Ma queste brevi annotazioni danno ciascuna origine ad un commento, che è di poco più esteso della annotazione iniziale. Tale commento è fatto in un modo particolare. Non contiene prognosi, e sono pure assenti nuovi elementi storici del malato.
Questi non è veduto dal di fuori, nel suo comportamento quale appare al medico. L'autore entra invece nella situazione del paziente, e vive — sia pure a modo proprio e seguendo la propria intuizione