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Desidero aggiungere una mia nota alle altre già apparse su questa rivista (n. 4, 1983 e n. 1, 1984) riguardo al saggio: “Il romanzo di una famiglia in statu nascendi” di M. Klein (pubblicato sul numero 2, 1983 di questa rivista). Ritengo che si tratti di un lavoro di notevole importanza sia per la sincerità, che per la forza di animo con le quali la Klein presenta aspetti della sua vita intima mettendoli a disposizione della elaborazione e della conoscenza dei lettori. Ella si espone così al rischio della curiosità non sempre benevola del lettore e di elaborazioni non sempre adeguatamente avvedute.
Come si sa, Freud, al contrario, fu sempre schivo dal mostrarsi, anche a costo di porre limiti alla sua stessa produzione scientifica.
Le chiavi di lettura di questo saggio sono molteplici, tanto è fecondo di contenuti impliciti!
L'elaborazione che intendo fare si articola in tre parti. Nella prima formulo alcune ipotesi dal punto di vista dei problemi di separazione e di individuazione personali e professionali della Klein, quali si possono cogliere sottoponendo il testo ad una siffatta lettura.
Nella seconda parte cerco di approfondire ulteriormente lo stesso tipo di indagine incentrando l'elaborazione sulla “interpretazione” che l'autrice ha dato alla vicenda narrata nel tentativo di evidenziare il possibile problema latente che, a mio parere, appare soggiacere alla “interpretazione”.