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Siamo dunque con questo quarto numero al compimento del trentesimo anno di vita della nostra rivista e, sebbene l'attenzione agli anniversari possa apparire a volte anche a noi un po’ di maniera, abbiamo inteso celebrarlo con una certa solennità, dedicandogli il presente fascicolo e preannunciando per la prossima annata un indice generale della rivista, alla cui compilazione sta lavorando da tempo un gruppo di volenterosi e ammirevoli colleghi.
Per una curiosa coincidenza quest'anno cade pure il centenario della nascita di Otto Rank, ch'ebbe nella storia del movimento psicoanalitico un posto di spicco e i cui successivi errori non debbono dispensarci dal ricordarne con riverenza i molti meriti; ma ricorre anche l'ottantesimo compleanno di uno dei nostri pionieri, il professor Emilio Servadio, presidente onorario della S.P.I., e in questo caso la nostra riconoscenza, per il suo perseverante operare a vantaggio della diffusione della pratica e del pensiero psicoanalitico, diviene più familiare e perentoria.
Ecco quindi già disegnato lo schema di questo numero, egualmente ripartito fra tre articoli convergenti in qualche modo sul tema della nascita ed altri tre con cui abbiamo inteso onorare il collega Servadio. Nel primo gruppo abbiamo il piacere di ospitare uno scritto della Pavanello Accerboni, a noi tutti già nota, specialmente dopo il congresso di Roma dell'82, per lo studio premuroso e affettuoso che dedica alle figure di Weiss e di Saba e, implicitamente perciò, alla preistoria della psicoanalisi italiana. Grazie anche alla pubblicazione di alcune lettere inedite, l'articolo dell'Accerboni appare di particolare interesse per la biografia di Saba, il poeta (è forse superfluo rammentarlo, fra i maggiori del tempo nostro) che più di ogni altro ha contribuito, sia pure con qualche ingenuità e qualche entusiasmo di troppo