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Una ventina d'anni fa Mauro Morra, in una nostra riunione scientifica, osservò che il tempo andava rendendo un po’ di giustizia a Otto Rank. In effetti la nostra ricerca, procedendo a ritroso dall'adulto al bambino e dal bambino all'infante, seguendo il percorso battuto dai “freudiani”, provvisti, come Ferenczi, Rank o la Klein, di più robusta fantasia e di minori inibizioni scientistiche, sembra essersi avvicinata sempre di più alla — per altri irrilevante e per Rank determinante—esperienza del nascere. Era, quella di Morra, la prima voce da me udita che evocasse il nome di Rank senza l'ironia e la sufficienza consuete. Eppure, nella storia della psicoanalisi Rank aveva occupato un posto di tutto rispetto, fino a far parte della “compagnia dell'anello”, e l'anello non se l'era guadagnato come Eitingon in quanto artefice di provvidenziali munificenze, ché, al contrario, egli si era distinto dapprima come oggetto della beneficenza di Freud.
Nato a Vienna nel 1884, s'era presentato a Freud nel 1904, giusto 80 anni fa, provvisto solo del diploma di una scuola professionale, “con un manoscritto che rivelava un'intelligenza eccezionale” (1914). Ben presto egli divenne segretario della società viennese ed in pratica segretario personale di Freud, redattore e poi direttore dell'Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse, fondatore con Sachs