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Può darsi che qualcuno tra coloro che sono qui stasera non abbia mai letto il Versuch einer Genitaltheorie di Sandor Ferenczi, ed è probabile che parecchi che l'hanno letto non abbiano avuto occasione di rileggerlo. Per gli uni come per gli altri, ritengo perciò opportuno riassumere anzitutto—con qualche commento—il contenuto di un libro che Freud considerava l'opera più brillante che avesse scritto il suo geniale discepolo, e che sollevò a suo tempo tanto interesse e tanto scalpore.
Per motivi che risulteranno più chiari nel corso dell'esposizione, in alcune traduzioni (americana, francese, italiana) il titolo originale del libro, apparso in tedesco nel 1924, è stato mutato in quello di Thalassa, mentre nell'edizione ungherese, del 1932, esso era stato intitolato Funzione delle catastrofi nell'evoluzione della vita sessuale.
Il punto di partenza delle considerazioni di Ferenczi è la definizione di quella che egli chiama “amphimixis”, ossia la confluenza, l'impasto di tendenze sessuali parziali—particolarmente di quelle uretrali e anali: impasto che rivestirebbe speciale importanza nella genitalità e nella sua espressione funzionale, ossia nel coito. Ferenczi trova nell'amphimixis la ragione psicobiologica per cui l'organo genitale può assurgere a rappresentazione inconscia dell'intero individuo; e si sofferma particolarmente sul significato del fallo, che a suo avviso è “come un duplicato, di proporzioni ridotte, dell'io intero,