You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La maggior parte degli autori che si sono specificamente occupati dell'insight notano l'imprecisione del termine; essi non rinunciano tuttavia ad indicare con esso un momento centrale, ciascuno secondo la propria visione, del processo psicoanalitico. Si può quindi fin d'ora pensare che si tratti di un termine che corrisponde comunque a un concetto difficilmente eliminabile. Quanto poi alle radici dell'imprecisione si può, schematizzando, prospettare che esse siano duplici: inerenti da una parte alla natura dell'argomento, dall'altra alle diversità di impostazione e di accento.
Non è verosimilmente casuale che si sia affermata in psicoanalisi la parola inglese indicante nel linguaggio comune (Webster's, 1970): “il potere e l'atto di veder dentro a una situazione”, “l'atto di afferrare (apprehending) l'intima (inner) natura delle cose”: questi due significati, pur convergenti, sottendono un atteggiamento penetrante il primo e percipiente il secondo, atteggiamenti che si addicono entrambi alla vista (sight).
Prima che in psicoanalisi, il corrispondente tedesco Einsicht fu usato in psichiatria, come equivalente della c.d. coscienza di malattia, per lo più presente nelle nevrosi sintomatiche e assente nelle nevrosi caratteriali e negli stati psicotici (v. anche la rassegna di Sandler et al., 1973; Rycroft, 1968; Hinsie e Campbell, 1960). Einsicht tuttavia nel linguaggio comune significa “esame”, “accorgimento”,