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Le recenti acquisizioni sulla formazione del Sé prima e dopo la nascita ci fanno riconoscere come positivi, a me sembra, non pochi passi degli scritti di Freud, sinora spesso relegati tra le formulazioni più nebulose; o — per dirla con Laplanche e Pontalis — tra i “tentativi di stabilire una genesi per lo meno mitica, fra l'individuo psicobiologico e l'Io come istanza”. (Laplanche e Pontalis, 1967).
Scorrendo gli scritti metapsicologici, mi è parso che questo sia il caso a proposito della formulazione di un “Io-realtà-primordiale”. Questo Io-primordiale, come descrive Freud in Pulsioni e loro destini (1915 a) contiene gli investimenti che gli oggetti hanno in quanto cose, e funziona distinguendo “l'interno dall'esterno in base a un buon criterio obbiettivo”.
L'io-realtà primordiale è più antico dell'Io piacere; infatti non si trasforma direttamente nell'Io realtà definitivo, ma invece è prima sostituito, sotto l'influsso egemonico del principio del piacere, da un Io-piacere.
Ad esso Freud si riferisce, senza nominarlo letteralmente, anche nel noto passo della “Negazione” (1925): “…le rappresentazioni derivano da percezioni, sono ripetizioni di esse. In origine dunque