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Un intento presumibile all'origine della comunicazione scientifica sembra configurarsi in un'esigenza maturativa all'interno della creatività individuale; per quanto poi anche il costituirsi, tramite quest'ultima, di ogni singola area comunicativa interpersonale può essere intenso come un campo comune di eventi potenzialmente creativi.
A questa premessa mi atterrò nel dare ascolto all'interesse suscitatomi dal panel di Carloni, Nobili e Molinari Negrini (1984), tenuto dagli AA. al convegno di Bologna del maggio 1983; e, soprattutto, alla fonte di stimoli e di sollecitazioni che è stato, per me, il terzo lavoro del panel (S. Molinari Negrini), che mi è parso il frutto esemplare di un autentico e limpido impegno di ricerca, essenzialmente mirato sul controtransfert. Nel rileggerlo, difatti, mi è capitato di impuntarmi su un contenuto particolare, forse più appartato, ma certamente più al cuore del dilemma creativo dell'A.; ossia dell'analista in quanto soggetto della funzione analitica, prima che componente relazionale della coppia analitica. E il coinvolgimento in questo dilemma mi ha portato a pensare ad una preoccupazione che può vivere proprio nello svolgersi di questa sua funzione (o, se si considerano le cose a livello di relazione di coppia, “nello svolgersi di questa funzione”). Ad una sorta di paura di interpretare cioè, sulla quale non potevo fare a meno di interrogarmi,