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I lettori della Rivista di Psicoanalisi conoscono la linea di ricerca critica sulla metapsicologia che Giordano Fossi va conducendo ormai da più anni, avendone letto i lavori già comparsi sulle ultime annate. In maniera più organica la ricerca dell'Autore viene riproposta in questo volume. La critica alla metapsicologia è in questa sede sicuramente più ampia e più piana, meno acre di quanto non avvenga nei lavori comparsi sulla Rivista, ma non serena, come vorrebbe, condizionalmente, suggerire il presentatore del volume Romolo Rossi, nella sua breve e peraltro puntualissima nota. Non serena perché l'Autore dà l'impressione, da una parte, che la psicoanalisi sia in grave crisi perché troppo pochi analisti riescono ad assumere un atteggiamento critico nei confronti della metapsicologia, utilizzando, d'altra parte, per la sua critica, vicino al suo personale contributo, quello assai vasto di una grande quantità di Autori e di pubblicazioni psicoanalitiche. Fatto del quale egli è del tutto consapevole. Scrive difatti che “Le fonti bibliografiche per quanto riguarda le critiche sono quasi esclusivamente psicoanalitiche” (pag. 435). Quello che voglio dire è, molto semplicemente, questo: che la teoria psicoanalitica originaria non sia né soddisfacente, né sufficiente al nostro lavoro è un fatto ormai certo; e su questo punto il contributo di Fossi è utile e si aggiunge a quelli già esistenti. Ma egli non è solo in questo lavoro di critica e — questo io credo sia un punto importante — non sono soltanto gli analisti che egli ricorda quelli che cercano soluzioni a questo problema, ma molti altri, che egli trascura o fraintende. Valgano per tutti due esempi, quello del giudizio dell'Autore sull'opera di Bion, e quello della poca considerazione che l'Autore mostra di avere per questo aspetto della ricerca nel gruppo degli psicoanalisti italiani. Non intendo chiedere a Fossi d'essere d'accordo con Bion: ma soltanto di recepire lo sforzo di lui di superare le incongruenze della m