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Nel dicembre del 1946 Melanie Klein lesse alla Società Psicoanalitica inglese un lavoro dal titolo Note su alcuni meccanismi schizoidi (M. Klein, 1946). I quello scritto la Klein affrontava i fenomeni di scissione che interessavano l'Io e le rappresentazioni degli oggetti e insieme le conseguenze che tali scissioni producevano quando si associavano ad esse i fenomeni di proiezione e introiezione nelle relazioni che una persona aveva con gli altri e all'interno di sé.
Considerando le vicende connesse alla proiezione di parti cattive del sé, frutto di una scissione del sé in buono e cattivo, la Klein così si espresse:
“Questi escrementi e le parti cattive del sé non servono solo a danneggiare l'oggetto ma anche a controllarlo e a possederlo. Fino a che la madre rimane il contenitore delle parti cattive del sé, non è sentita come un'altra persona ma come il sé cattivo. Gran parte dell'odio contro le parti del sé è ora diretto contro la madre. Ciò conduce ad un particolare tipo di identificazione che rappresenta il prototipo di una relazione oggettuale aggressiva”.
Questo lavoro comparso prima sull'International Journal of Psycho-Analysis venne incluso in un volume pubblicato sei anni dopo con qualche aggiunta (Developments in Psycho-Analysis, Klein e Altri, 1952). Tra le aggiunte, subito dopo il passo appena ricordato, la Klein scrisse:
“Propongo per questo processo il termine di identificazione proiettiva” (M. Klein, 1952, pag. 300).