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La lettura de Il racconto clinico di R. P. Merendino può costituire una proposta vigorosa di ripensamento di temi epistemologici. Tenterò di indicarne qualche sviluppo, avendo presenti anche i saggi di analisi del testo psicoanalitico che l'Autore non ha ritenuto di includere nella pubblicazione (Merendino, 1984). Questa esegesi del testo costituisce il corpo concreto della sua proposta epistemologica, così come le narrazioni di sedute costituiscono il corpo concreto della teoria o costruzione psicoanalitica. In queste narrazioni cliniche — relazioni scritte sulla relazione analitica, intesa come evento od incontro (Zerbino, 1981) — ravviso l'elaborazione scientifica di primo grado e quindi considero come elaborazione ulteriore, formatrice del discorso epistemologico, quella interpretazione che i ricercatori operano sul testo di quella stessa elaborazione di primo grado.
Questa posizione comporta alcune conseguenze. La prima consiste nell'ammettere che la cosiddetta teoria sia presente già nelle stesure del testo clinico e, ancora prima, nei procedimenti osservativi (theoreîn = osservare) già attivi nel rapporto clinico stesso ed in particolare nelle costruzioni (Freud, 1937) cui concorrono analista ed analizzando nel corso della loro comunicazione. Il presunto stadio dei puri dati osservativi si rivela, nella successione degli stadi interpretativi, come uno dei livelli di strutturazione teorica, anzi, come quello costruttivo basilare.
Gran parte dei processi costruttivo-teorici decorre come inconscia.