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Come già dieci anni fa in Stati sessuali della mente osò affrontare uno dei pilastri della costruzione di Freud con la revisione e aggiornamento della dottrina della psicosessualità, così ora in questo suo nuovo, e sesto, libro Meltzer osa confrontarsi con un altro, o forse l'altro, tema portante della psicoanalisi di Freud, il sogno. Difficile dire se in queste sue imprese Meltzer si trovi più come in una guerra o come in una festa; forse è un po' di tutt'e due, come per l'esploratore che va avanti, va sempre avanti, anche perché sente che non gli è possibile né fermarsi né tornare indietro. Alle scoperte e all'esperienza kleiniana che imponevano il riconoscimento di una nuova prospettiva e nuovi aspetti della psicosessualità e della sua patologia, allo “sviluppo kleiniano”, insomma si è aggiunta e innestata nell'ultimo decennio l'influenza delle idee e dei modelli di Bion, la cui importanza e fertilità appare a Meltzer sempre crescente (e ci ha già annunciato che l'anno prossimo la Clunie Press pubblicherà un suo L'applicazione clinica delle idee di Bion). Nutrito e ispirato da Bion, con un senso di urgenza che forse la sua imprevista morte cinque anni fa ha stimolato, il ri-esame e lo sviluppo del discorso psicoanalitico sul sogno non poteva più oltre attendere. Preparato e preceduto da numerosi e frequenti seminari clinico-teorici estesi a vari Paesi europei ed extraeuropei e da formali lezioni alla Tavistock Clinic, appoggiato e irrigato da letture filosofiche e linguistiche, il tentativo è stato fatto, non soltanto di precisare i punti deboli e contraddittori della teoria di Freud, ma di utilizzare fino in fondo M. Klein e soprattutto Bion, con la sua teoria del pensiero e la sua griglia, nell'abbozzo di una nuova teoria — estetica — del sogno, che tiene conto della teoria delle forme simboliche di Cassirer e S. Langer e s'incontra con certe intuizioni e conclusioni di Wittgenstein e Chomsky.