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L'A. è ormai ben noto per avere, nel 1971, proposto l'introduzione in psicoanalisi di uno schema di riferimento fondato sulla teoria
della informazione. In questo libro, che Astrolabio sta per pubblicare in italiano e che non richiede al lettore l'accettazione del suddetto paradigma, il proposito è quello di chiarire la natura del processo terapeutico psicoanalitico e di rispondere a chi si chiede cosa in esso sta succedendo e cosa l'analista debba dire e fare con i pazienti.
Vengono distinti due processi terapeutici, uno stereotipato e l'altro euristico. Al primo appartiene l'analisi freudiana classica (che applicherebbe il corpus accettato della teoria psicoanalitica} ed al secondo l' essere guidato dal fine di ottenere una collaborazione fra analista ed analizzato per imparare, per scoprire e capire tutto quello che è possibile al riguardo del singolo paziente. La differenza, a mio parere, non è tanto a questo livello, ma piuttosto su quello delle dicotomie teorico-osservative cioè sull'uso nel primo caso di un modello esplicativo erroneo che interviene negativamente sulla teoria clinica empirica sia attraverso la confusione dei livelli teorici, sia prevaricando i dati di osservazione. Quello che Peterfreund chiama euristico non è altro che l'uso di un modello teorico esplicativo più adeguato che serve ad organizzare e a spiegare i dati empirici della teoria clinica.
La prima parte del libro contiene esempi clinici dell'approccio stereotipato: due casi tratti dalla più antica casistica dell'Autore ed altri dalle pubblicazioni di Greenson, Kovel, Arlow, Brenner, Greenacre e dei Blank.
Alla fine dell'esposizione Peterfreund elenca nove caratteristiche del processo terapeutico stereotipato che per la loro importanza meritano di essere riportate:
il credere di conoscere il caso quasi completamente fin dall'inizio per cui ampie formulazioni sono espresse molto precocemente;
il processo è considerato come un tentativo per far sì che il paziente capisca la formulazione in